

L’AR affligge il genere umano da tempo immemorabile.
Il termine “artrite reumatoide” fu coniato da Sir A. B.
Garrod nel 1876 e adottato dall’American Rheumatism Association
(ARA nel 1941).

L’AR è stata a lungo considerata una patologia
di basso profilo. Recentemente si è ridestato un enorme interesse
per questa patologia invalidante e che riduce l’aspettativa di
vita. In poco meno di 10 anni è profondamente mutato l’atteggiamento
terapeutico dell’AR. L’acquisita coscienza della gravità
della malattia ha modificato il precedente approccio attendistico che
prevedeva di iniziare la terapia con farmaci antireumatici in fasi estremamente
avanzate di malattia. Oggi si sa che una terapia precoce ed aggressiva
può determinare un significativo ritardo del danno anatomico
articolare. Un maggiore numero di farmaci anti-reumatici è oggi
disponibile, anche per un impiego d’associazione nei casi più
resistenti. L’immissione in commercio dei farmaci biologici anti-citochine
ha segnato infine una nuova era nel dominio della infiammazione sistemica
dell’AR e di altre poliartriti croniche.

Lartrite Reumatoide (AR) è una malattia infiammatoria
cronica che colpisce prevalentemente le articolazioni. Tuttavia è
una malattia sistemica che può colpire altri organi e tessuti.
La causa dell’AR non è nota, ma si ritiene che molteplici
meccanismi immunologici vengano alterati nel decorso della malattia
inducendo un automantenimento della infiammazione. Negli ultimi 10 anni
la ricerca scientifica ha apportato fondamentale contributo alla conoscenza
dei meccanismi patogenetici di questa malattia.
Numerosi sono i meccanismi che possono contribuire alla genesi e al
mantenimento dell’AR.
Il decorso dell’AR è variabile e difficilmente prevedibile
per ogni soggetto. Tipicamente il decorso distruttivo articolare è
lento, ma progressivo.
La malattia determina progressiva distruzione articolare. Il danno riguarda
sia la cartilagine che l’osso. Fin dall’inizio della malattia
è possibile osservare, mediante semplici radiografie, riduzione
dello spazio articolare.
Anche i tendini e i ligamenti vengono successivamente aggrediti dalla
infiammazione.
La deformazione articolare che consegue determina una perdita della
capacità funzionale delle articolazioni con disabilità.
Inoltre l’infiammazione sistemica determina aterosclerosi accelerata
cui consegue una riduzione della durata di vita per elevata incidenza
di fenomeni cerebro-cardio-vascolari (infarto del miocardio, ictus).
Si ritiene che esista una predisposizione genetica
allo sviluppo della malattia (terreno genetico predisponente). Le caratteristiche
genetiche di questi soggetti li predispongono ad una alterata risposta
immunitaria a taluni agenti ambientali (virus, batteri, ecc.),
con innesco di reazioni infiammatorie "a catena", non controllate
dallo stesso sistema immunitario. L'infiammazione tende ad auto-mantenersi,
sganciandosi, in modo non controllato, dalle cause che l'hanno provocata.
Citochine quali il Tumor Necrosis Factor - alfa (TNFa) e Interleuchina
1 giocano un ruolo determinante nell'automantenimento dell'infiammazione.

Nei malati di AR sono state individuate numerose peculiarità
genetiche e numerose alterazioni della risposta immunitaria.
- L’anomala attivazione delle
cellule T-Helper nella membrana sinoviale ha un ruolo centrale.
Queste cellule riconoscono
le molecole estranee (antigeni) in associazione a molecole proprie (HLA)
presentate dalle cellule deputate a questa funzione. Questo riconoscimento
associativo e discriminativo tra "proprio" ed "estraneo"
induce l'attivazione dei linfociti T-Helper che sono in grado di proliferare
e di produrre fattori solubili (interleuchine o citochine) che regolano
la funzione di numerose altre cellule (linfociti B che producono anticorpi,
monociti, linfociti citotossici, linfociti soppressori, ecc.). Si innesca
cioè, in tutta la sua potenza, la risposta immunitaria all'antigene.
I protagonisti, quindi sono: i linfociti T-Helper con i loro specifici
recettori per l'antigene, gli antigeni esogeni, le molecole HLA e il microambiente
citochinico. Schematizzando si può dire che un particolare antigene
è riconosciuto da un particolare recettore del T linfocita, nel
contesto di un particolare HLA. Ognuna di queste particolari strutture
è una caratteristica esclusiva di ogni individuo ed è
geneticamente determinata. Ogni persona è in grado di reagire
diversamente al medesimo antigene estraneo, come, ad esempio, ad un
virus.
Nei soggetti portatori di
Artrite Reumatoide sono state individuate numerose particolarità
genetiche del sistema HLA, del repertorio recettoriale dei T linfociti,
dei meccanismi di regolazione della produzione di citochine. Queste
particolarità genetiche (e forse altre non ancora identificate)
rappresentano il "terreno genetico" predisponente ad ammalarsi
di AR.
Riporto alcune delle caratteristiche genetiche ed autoimmuni principali
dell'AR:
a. HLA-DR4 incidenza incrementata nei
soggetti di razza bianca e HLA-DR1, DR10, DRw6 incrementati nelle popolazioni
non caucasiche. Nei pazienti italiani, correlazione con HLA-DRB1*0101
e *0102. Gli alleli DRB1 che predispongono all'AR codificano inoltre
per lo "epitopo reumatoide" che ha la sequenza aminoacidica
Q/K/R/A/A.
b. Proliferazione di cellule B con produzione
di Fattore Reumatoide (± altri auto-anticorpi).
c. Sbilanciamento dell’equilibrio citochinico.
Incremento della sintesi di IL1 e TNFa.
d. Ruolo degli ormoni sessuali femminili:
- le donne in periodo pre-menopausale hanno livelli significativamente
decrementati di DHEAS (dehydroepiandrosterone sulfate) che è
un debole androgeno;
- Molti casi di uomini con AR dimostrano un ridotto livello serico di
testosterone;
-
L'AR presenta remissione, o miglioramento, in circa il 75% delle donne
durante la gravidanza.
L'alterata risposta immunitaria conduce a infiammazione sinoviale con
conseguente proliferazione cellulare (panno sinoviale). Il panno sinoviale,
ricco di enzimi proteolitici intacca la cartilagine articolare, distruggendola.
Conseguentemente si giunge alla distruzione dell'osso sub-condrale,
con attivazione osteoclastica mediata da IL-6 e IL-1. Nel processo infiammatorio
articolare vengono coinvolte le strutture periarticolari: tendini, ligamenti, capsula
articolare. Conseguono dislocazioni articolari ed altre deformità,
con anchilosi secondaria ai processi di rimodellamento osseo.

Si determina uno squilibrio nel rapporto tra citochine
pro-infiammatorie rispetto a quelle anti-infiammatorie.
Nel siero e nel liquido sinoviale dei malati di AR le citochine pro-infiammatorie
sono significativamente incrementate.

Queste citochine svolgono la loro azione pro-infiammatoria
mediante legame con gli specifici recettori di membrana e successiva
trasduzione del segnale con conseguenti azioni cellulari.

The effects of TNF-a vary depending upon the target
cell, but can generally be characterized as proinflammatory. TNF-a induces
macrophages to produce proinflammatory cytokines, such as IL-1 and IL-12,
and chemokines, such as IL-8, which cause increased inflammation.
Endothelium responds to TNF-a with enhanced expression of adhesion molecules,
including E-selectin, resulting in increased cell infiltration. Hepatocytes
produce IL-6 in response to TNF-a, which activates the acute phase response
and leads to increased C-reactive protein, or CRP, in the serum.
Synoviocytes and chondrocytes are also induced to increase metalloproteinase
synthesis, decrease collagen production, and increase osteoclast function—leading
to tissue remodeling and articular cartilage and bone degradation.