Sono spondiloartriti
associate a malattie infiammatorie croniche dell’intestino (IBD)
come la Rettocolite Ulcerosa (RCU) o la malattia di Crohn (CD). Coinvolgimento
artritico può essere osservato anche in altre condizioni patologiche
dell’intestino come la Malattia di Whipple, la Celiachia o dopo
bypass chirurgici, ad esempio effettuati per la terapia della grande
obesità (1).
Nella patogenesi delle spondilo-artriti enteropatiche entrano in gioco
diversi fattori, genetici e ambientali. E’ verosimile che l’aumentata
permeabilità intestinale ad antigeni non fisiologicamente processati
nel tessuto immunitario della mucosa inestinale, favorisca, in persone
geneticamente predisposte, una alterata risposta infiammatoria che tende
ad automantenersi persistentemente nel tempo. I soggetti con CD e fenotipo
HLA B27 hanno una probabilità molto elevata di sviluppare spondilite
(2).
Il coinvolgimento articolare è tuttavia la complicazione extra-intestinale
più frequente nelle IBD, con una prevalenza compresa tra il 2%
e il 20% da casistiche sia retrospettive che da studi prospettici. Entrambi
i sessi sono colpiti in misura eguale e l’insorgenza della spondilo-artrite
nelle IBD è osservabile ad ogni età.
Raramente l’artrite è precedente le manifestazioni intestinali
(3); nella maggior parte dei casi la spondiloartrite esordisce dopo
l’esordio della malattia infiammatoria intestinale. Dal punto
di vista istologico la sinovite è in genere aspecifica e include
ipertrofia sinoviale villosa, infiltrati linfocitari e istiocitari,
raramente organizzati in forma granulomatosa.
QUADRO CLINICO
Storicamente vengono individuati due pattern del coinvolgimento articolare
nelle IBD: l’artrite periferica asimmetrica e la spondilite con
sacroileite, del tutto simile alla Spondilite Idiopatica. In entrambi
i gruppi sono osservabili entesiti.
Il coinvolgimento artritico periferico può essere pauciarticolare
o poliarticolare. Nel primo caso si tratta di una oligoartrite asimmetrica
che nella maggior parte dei casi coinvolge meno di cinque articolazioni
e ha un andamento autolimitante, spesso in concomitanza ad esacerbazioni
della malattia infiammatoria intestinale. Si osservano con maggior frequenza
in questa variante uveiti e eritema nodoso. Si presenta nel 3,5% dei
malati di RCU e nel 6% dei malati di CD.
Nella variante poliarticolare l’artrite coinvolge in modo persistente,
per mesi o anni, un maggior numero di articolazioni, indipendentemente
dal decorso della malattia infiammatoria intestinale. Questa variante
poliartritica è meno frequente di quella oligoarticolare, osservandosi
in circa il 2% dei pazienti con RCU e nel 4% di quelli portatori di
CD.
Nella maggioranza dei casi di artrite enteropatica non si sviluppano
erosioni o deformazioni articolari. Nei rari casi in cui si manifestano
erosioni, queste possono essere radiologicamente distinte da quelle
reumatoidi per la maggiore evidenza di reazione ossea subcondrale a
differenza della osteoporosi iustaarticolare indotta dall’AR.
Il coinvolgimento spondilitico nel corso di IBD è più
frequente di quello esclusivamente periferico e, clinicamente, non è
distinguibile dalla Spondilite Anchilosante idiopatica.
Difficoltà diagnostica può essere incontrata quando l’artrite
o la spondilite precedono i sintomi intestinali e quando una dattilite
o entesite isolate possono indurre a considerare tra le spondilo-artriti
indifferenziate la manifestazione reumatica.
TERAPIA
Una stretta collaborazione tra gastroenterologi e reumatologi può
esitare in una migliore gestione della problematica articolare del paziente.
Ad esempio l’impiego di FANS trova controindicazione nei soggetti
con malattie infiammatorie croniche intestinali, in considerazione della
potenziale tossicità gastrointestinale di questi farmaci e delle
possibili complicanze emorragiche. In fase sintomatica, per dominare
il dolore, sono da preferire i corticosteroidi, nonostante la loro limitata
efficacia. La Sulfasalazina si dimostra in genere più efficace
sui sintomi articolari della Mesalazina, attualmente maggiormente impiegata
nella RCU. Infine, oltre alle indicazioni gastroenterologiche per l’impiego
di Infliximab nella CD, va considerato come fattore di indicazione a
tale terapia anche il coinvolgimento spondilo-artritico, nel caso sia
resistente all’impiego di mesalazina, sulfasalazina o altri immunodepressori.
Si rimanda al paragrafo sulla Spondilite Anchilosante la gestione della
terapia con Infliximab.
BIBLIOGRAFIA
1. Holden W, Orchard T, Wordsworth P. Enteropathic arthritis. Rheum
Dis Clin N Am 29 (2003) 513-530
2. Wordsworth P. Arthritis and inflammatory bowel disease. Curr Rheumatol
Rep 2000;2.87-8
3. Orchard TR, Wordsworth P, Jewell DP. Peripheral arthropathies in
inflammatory bowel disease: their articular distribution and natural
history. Gut 1998;42(3):387-91